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La compostiera di quartiere

Pubblicato: novembre 28, 2010 in Buone Prassi

Bucce di banana e altri residui di pranzi e cene ora si buttano in una macchina che mangia i rifiuti ”in diretta”.

Arriva infatti il primo sistema per il compostaggio locale collettivo a uso pubblico. E’ stato inaugurato oggi a Capannori, in provincia di Lucca, nella mensa comunale da 250 pasti al giorno, in occasione della Settimana europea per la riduzione dei Rifiuti.

Unico precedente in Italia e’ un privato in provincia di Ancona.

Il macchinario arriva dalla Svezia e puo’ trattare oltre 20 tonnellate l’anno di frazione organica, che corrispondono al fabbisogno di circa 250 abitanti (circa 100 famiglie).

Alta un metro e 17 centimetri per una lunghezza di quasi 3 metri, e’ fatta di acciaio inossidabile e polietilene riciclato ed e’ costituita al suo interno da due sezioni separate. Produce compost in circa un mese a fronte di un periodo medio di 4 mesi previsto dal compostaggio domestico.

I rifiuti organici vengono inseriti in un vano della macchina e poi triturati insieme a pellet. I risparmi vanno dal 30 al 70 per cento.

A beneficiarne sarebbero soprattutto i comuni montani e le isole, per i quali si ridurrebbero i costi di trasporto e le emissioni inquinanti da traffico. Dopo l’acquisto del macchinario, le spese annuali sono di mille euro, per la manutenzione, e circa 250 euro, per la corrente elettrica.

”L’inaugurazione della macchina automatica e’ una delle iniziative volte a sensibilizzare i cittadini per raggiungere l’ obiettivo ‘Rifiuti zero’ entro il 2020. Il compost prodotto sara’ utilizzato come fertilizzante per le aree verdi comunali”, afferma l’assessore comunale all’Ambiente di Capannori, Alessio Ciacci.

Sperimentazioni avanzate del macchinario sono in atto a Torino citta’ e in provincia, a Carmagnola, ma anche nel comune di Acquapendente, in provincia di Viterbo.

Interesse e’ stato mostrato da amministratori di Capri e Anacapri, Cuneo, Alessandria, Roma e altri comuni ed enti in Sicilia, Valle D’Aosta, Lombardia e Toscana. (ANSA).

“Acqua Buona”

Pubblicato: novembre 18, 2010 in Buone Prassi

Libera dal cloro, con alcuni filtri, sarà bevuta da oltre 400 ragazzi. Un percorso sperimentale che  prevede risparmio energetico e riscoperta del valore di questo bene comune.
Risparmiare sul fabbisogno energetico e dare nuovi impulsi all’educazione sociale sull’acqua ? A Castelfiorentino con il progetto “Acqua Buona” si getta le basi, fra i 421 alunni della scuola elementare “Tilli” per una radicale inversione di rotta. Un sostengo preciso e innovativo, volto a restituire attenzione e importanza all’uso dell’acqua e alla sua potabilità,come quella del rubinetto.  Il progetto punta a far risparmiare e disperdere nell’ambiente 20.000 bottiglie di plastica?
Il progetto trova la collaborazione e un’intesa tra il Comune di Castelfiorentino, Acque Spa e la Direzione Didattica.

Il progetto “Acqua buona” – che è stato presentato in Municipio (erano presenti l’Assessore all’Ambiente Alessandro Giomi, l’Assessore alla Pubblica Istruzione Alessandro Dei, il vicepresidente di Acque Spa Vassilli Campatelli, il dirigente scolastico Prof.ssa Margherita Carloni) – punta a promuovere nelle scuole e poi nelle famiglie l’uso dell’acqua del rubinetto al posto di quella minerale, in maniera analoga con quanto sta avvenendo in molti comuni con la realizzazione dei “Fontanelli” di acqua pubblica di buona qualità (a Castelfiorentino, ad esempio, un Fontanello è stato realizzato nel 2009 in viale Roosevelt).  Il vice presidente di Acque Spa Campatelli punta infatti a far capire “che l’acqua del rubinetto, così come quella che verrà proposta agli studenti è potabile e con un sapore libero dal cloro, grazie ad alcuni filtri”. E sull’uso dell’acqua: “Dobbiamo renderci conto che tutte le nostre azioni quotidiane, comportano un notevole spreco di acqua, senza dimenticare l’uso sfrenato dell’acqua minerale che richiede costi e interventi maggiori”. A chiudere: “Se a fine progetto lo studente berrà in modo del tutto naturale l’acqua del rubinetto e magari porrà delle domande ai suoi genitori, il risultato che ci troveremo davanti è quello di aver svolto un ottimo percorso educativo”.

Questa virtuosa abitudine inizierà subito, a partire dalla mensa scolastica, installando nei punti di prelievo dei filtri che consentiranno di rendere più gradevole l’acqua erogata. Soddisfazione della nuova preside  Margherita Carloni: “ Sono nuova del territorio e questo progetto era già stato previsto, ma sono veramente entusiasta di prenderne parte, occorre partire dai più piccoli, per cambiare le loro e nostre tendenze per ridurre gli sprechi e creare una cultura del rispetto dell’ambiente”. Per agevolarne la somministrazione durante i pasti, ci saranno delle apposite brocche in vetro, messe a disposizione gratuitamente da Acque Spa.

Quest’ultima effettuerà controlli periodici sulle caratteristiche fisico-chimiche e microbiologiche dell’acqua dal contatore al punto di prelievo, rafforzando così ulteriormente l’attività di controllo e di monitoraggio sull’acqua pubblica, che come è noto risulta essere più frequente e accurata rispetto all’acqua minerale in bottiglia. La sperimentazione partirà dal 4 ottobre e terminerà a gennaio 2011. Durante la sperimentazione, Acque Spa metterà a disposizione anche delle borracce per consentire il consumo di acqua da parte degli alunni durante l’orario delle lezioni.  L’assessore all’ambiente Alessandro Giomi spiega come questo progetto abbia sostanzialmente 3 finalità: “Porre l’attenzione su questo tema, migliorare la qualità dell’acqua, ridurre la produzione dei rifiuti e con vantaggi che ricadono sulla cittadinanza”. Ma Giomi guarda oltre: “Studieremo poi tutte le criticità emerse se ci saranno, perché si tratta adesso di un percorso sperimentale”

Il progetto “Acqua buona” – che per ora interessa in via sperimentale il plesso scolastico della “Tilli” (da gennaio 2011 potrebbe esserci un’estensione ad altri plessi) – ha in primo luogo finalità di educazione ambientale. Se si considera infatti che la scuola elementare “Tilli” è frequentata da 421 alunni, ed ipotizzando un consumo medio per alunno di mezzo litro di acqua al giorno, si può arrivare a stimare un consumo complessivo annuo di circa 36.000 litri, equivalenti (la capienza delle bottiglie può variare da un litro e mezzo a 2 litri) a oltre 20.000 bottiglie di plastica.

Il vantaggio è duplice. In primo luogo si evita di produrre le bottiglie, con un risparmio consistente sul piano energetico. E visto che per fare 1750 bottiglie di plastica da un litro e mezzo occorre un barile di petrolio (159 litri) il risparmio sarà in un anno di circa 12 barili di greggio (1900 litri). A questo risparmio va poi sommato quello derivante dal trasporto delle bottiglie (ulteriore consumo di petrolio, emissioni di anidride carbonica, ecc…) e poi quello relativo al loro smaltimento, anche se attraverso la raccolta differenziata.  Campatelli di Acque Spa aggiunge: “Se si bevesse acqua naturale una famiglia di 3-4 persone recupererebbe integralmente la bolletta da 300 €, occorre restituire grande importanza all’uso dell’acqua”.
I risparmi che si conta di ottenere nell’arco di un anno, già di per sé significativi sul versante energetico, sono anche sensibili sul piano strettamente economico: per un plesso di oltre 400 alunni si può arrivare fino a 4.000 euro l’anno. Le risorse così ottenute potranno essere destinate all’acquisto di strumenti per la didattica e per iniziative di solidarietà, finalizzate a consentire l’accesso all’acqua da parte dei popoli che ne sono privi. L’assessore alla scuola Dei, dipendente anche all’ospedale di Empoli “San Giuseppe” racconta un episodio vissuto in prima persona: “Questo sistema innovativo è stato utilizzato anche fra i pazienti della struttura, con risultati lampanti”.

A Modena la macchina informatica del Comune risparmia oltre un milione di euro l’anno grazie all’open source, i prodotti non coperti da copyright che possono essere liberamente utilizzati e sviluppati.

Nella sala macchine del Settore sistemi informativi a farla da padrone sono i server Linux, il software non protetto da licenze a pagamento che può essere sviluppato e modificato a seconda dell’esigenze dell’ente. Il grande balzo in avanti è stata la sostituzione, avvenuta due anni fa, del calcolatore centrale della macchina comunale con un server con sistema operativo Linux, operazione che ha consentito al Comune di risparmiare 478 mila euro nel secondo semestre del 2008, oltre 730mila euro nel 2009 e oltre 810 mila nel 2010. Inoltre, è in corso una progressiva sostituzione di Microsoft Office con Open Office nelle 1600 postazioni pc all’interno del Comune. Il processo, che ha per ora interessato 1125 utenti, ha già consentito di risparmiare oltre 300 mila euro e sarà ultimato nel 2011, quando il risparmio sarà quantificabile in 400 mila euro.

“Per sostenere il personale nel cambiamento abbiamo aperto un apposito spazio nell’intranet aziendale e organizziamo numerosi corsi di formazione già seguiti da oltre 750 utenti”, spiega l’assessore alle Risorse umane e strumentali del Comune di Modena, Marcella Nordi. “I prodotti Open Source, oltre a consentire rilevanti risparmi, offrono inoltre un livello ottimale di efficienza e funzionalità garantito dall’assistenza e dalla manutenzione svolta quasi interamente da personale interno”, precisa l’assessore.

L’Amministrazione ha inoltre scelto di utilizzare il sistema di gestione documentale Open Alfresco per raccogliere e conservare tutti i documenti; in questa prima fase è il sistema è stato collegato al protocollo informatico e gestirà l’archivio paghe del personale e l’anagrafe degli immobili del Comune consentendo di risparmiare altri 30 mila euro.

Il primo utilizzo di tecnologie Open risale addirittura al 1995 con i servizi web e la posta elettronica della rete civica, ma è dal 2000 che l’Amministrazione comunale utilizza l’Open Source nel software di base come sistemi operativi, data base, applicativi web, sistemi di gestione delle autenticazioni. Nel luglio 2008 il calcolatore centrale, un Ibm con sistema operativo z/OS, è stato spento per lasciare posto al nuovo server Linux. In questi giorni, nella sala macchine del Comune, si è spento anche l’ultimo server Sun con sistema operativo Unix Solaris.
Il Comune sta valutando ora la possibilità di utilizzare software Open anche per sostituire le centrali telefoniche Telecom, il cui contratto di leasing scade a fine anno.

Dell’utilizzo dell’Open Source da parte dell’Amministrazione comunale si parla anche durante il Linux Day, la manifestazione promossa dall’assessorato alle Politiche giovanili e dedicata alla diffusione della cultura informatica del software libero, in programma oggi al dipartimento di Fisica dell’Università.