ADAMA: UNA STORIA, MOLTE VIOLENZE

Pubblicato: novembre 26, 2011 in Comunicati

La violenza sulle donne non è più ammissibile, e men che meno è tollerabile che la violenza sulle donne passi in secondo piano perché la donna a subirla è una migrante.
Adama è vittima di una molteplicità di discriminazioni: da donna, a migrante, a irregolare. Questo l’ha portata ad essere rinchiusa in un Cie per il fatto di aver denunciato il proprio stupratore. Perché la sua denuncia di violenza per le autorità viene dopo il fatto che a sporgerla fosse una donna migrante irregolare.
Anche questi sono gli abomini della legge Bossi-Fini che anziché tutelare le donne che subiscono violenza, le mortificano con la reclusione, anziché premiarne il coraggio e perseguire i violentatori, lasciano i maschi violenti a piede libero, e le rinchiudono in attesa di espulsione.
La Fabbrica di Nichi di Bologna, Milano, Torino, Genova, Ferrara, Vicenza, Padova, etc chiede a gran voce la liberazione e il sostegno delle istituzioni ad Adama, donna, migrante e vittima di violenza.

La Storia di Adama
Appello per Adama

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